Sindromi psicosessuali

sindromi psicosessualiLe disfunzioni sessuali
Esse comprendano i disturbi correlati ad una delle fasi del ciclo sessuale (desiderio, eccitazione, orgasmo e risoluzione). Esse riguardano essenzialmente i fenomeni della libido, dell’eccitazione, dell’erezione maschile e del coito. Possono avere carattere sporadico, saltuario, piuttosto che cronico; essere reversibili (spontaneamente o in seguito a trattamento) oppure irreversibili.
Le cause vanno ricercate all’interno di fattori biologici, ormonali, neurologici, vascolari, psicologici, farmacologici nonché in cattive abitudini di vita quale il fumo, piuttosto che nell’abuso di alcol e di droghe. Molte sono le cause psicologiche tra cui anche le dinamiche di coppia e quelle di tipo organico vale a dire dove il problema è di natura anatomo-funzionale. Una modificazione fisiologica della risposta sessuale si ha con l’invecchiamento.
I trattamenti sono diversificati a seconda della natura che origina il problema; pertanto il trattamento può essere psicologico, chirurgico, farmacologico.
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I disturbi dell’identità di genere
Sono disturbi caratterizzati da una forte e persistente identificazione nel sesso opposto, disagio per il proprio sesso o estraneità per il ruolo sessuale. Ne consegue disagio e compromissione del funzionamento sociale e lavorativo. Il disturbo più frequente tra questi è transessualismo dove il soggetto manifesta il desiderio di modificare il proprio sesso a cui conseguono l’utilizzo di ormoni piuttosto che interventi di chirurgia plastica.
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Le parafilie
Sono situazioni psicopatologiche caratterizzate dal raggiungimento di uno stato di eccitamento sessuale che può concludersi con l’orgasmo in risposta a oggetti o situazioni che non fanno parte delle normali fonti o modalità di eccitamento. Sono quelle condotte sessuali più note con i nomi di perversioni o deviazioni sessuali, termini poco indicati a descrivere delle patologie che perderebbero, di valore scientifico ed assumerebbero piuttosto un contesto giudicante. Nella trattazione delle parafilie, il contesto socio-culturale è fondamentale e l’argomento suscita indubbiamente prese di posizione nette. Questo perché, nonostante le numerose rivoluzioni sessuali e la nascita della sessuologia clinica, la sessualità rimane un importante  elemento modellante la personalità e la vita sociale di ciascuno.
Tutti gli individui cosiddetti normali hanno delle fantasie e mettono in atto delle pratiche sessuali che potrebbero apparentemente sembrare perverse; ciascuna persona, infatti, conserva un nucleo che possiamo anche definire perverso ma che, generalmente, si integra in un processo di personalità e di comportamento che risulta comunque normale.
La linea tra normalità e patologia nella sessualità è sempre legata ad aspetti quali la non esclusività (ovvero il pensiero sessuale non deve essere quello dominante gli aspetti della vita, il cosiddetto “chiodo fisso”), la non compulsione del comportamento e, soprattutto, il consenso reale dei partner sessuali.
Sono da ritenere condotte sessuali normali quelle che prevedono il consenso tra i soggetti implicati, che non recano disagio, sofferenza o problemi legali (nella cultura di riferimento) a nessuno dei partecipanti all’attività, che non rappresentano una condotta esclusiva intesa come una compulsione e non interferisce con lo svolgimento delle attività lavorativa e/o sociale.
Il comportamento sessuale patologico è quello arrecante -anche ad uno solo dei partecipanti all’attività- disagio, sofferenza, interferenze con le attività lavorative e/o sociali, derivante da una compulsione, recante danni e problemi legali.
Le cause possono essere di origine organico-biologica (ad es. di tipo neuroendocrino, ormonale, genetico) ma più spesso sono da ricercarsi in aspetti di psichici profondi caratterizzanti la personalità dell’individuo che ne è affetto. L’approccio psicoanalitico le individua nell’arresto di sviluppo della sessualità più tosto che nella regressione verso la sessualità infantile.

Le parafilie vengono così classificate dal DSM-IV:

– Esibizionismo: esposizione dei propri genitali ad un estraneo che non se l’aspetta.

– Feticismo: uso di oggetti inanimati che non siano limitati a strumenti, come il vibratore, progettati per la stimolazione tattile dei genitali.

– Frotteurismo: toccare e strofinarsi contro una persona non consenziente.

– Pedofilia: attività sessuale con uno o più bambini prepuberi (generalmente di 13 anni o più piccoli). Il soggetto pedofilo deve avere almeno 16 anni ed essere di almeno 5 anni maggiore del bambino o dei bambini con cui ha attività sessuali. Non viene incluso il soggetto tardo-adolescente coinvolto in una relazione sessuale perdurante con un soggetto di 12-13 anni.

– Masochismo Sessuale: atto (reale, non simulato) di essere umiliati, picchiati, legati o fatti soffrire in qualche altro modo.

– Sadismo Sessuale: azioni (reali, non simulate) in cui la sofferenza psicologica o fisica (inclusa l’umiliazione) della vittima è sessualmente eccitante per il soggetto.

– Travestitismo: forma di feticismo che prevede il travestimento di un maschio eterosessuale.

– Voyeurismo: atto di osservare un soggetto, a sua insaputa, mentre è nudo, si spoglia o è impegnato in attività sessuali.

– Parafilia Non Altrimenti Specificata (NAS): questa categoria diagnostica viene inclusa per codificare quelle parafilie che non soddisfano i criteri per nessuna delle precedenti. Gli esempi includono, ma non si limitano a:

– Scatologia telefonica: telefonate oscene.

– Necrofilia: attrazione sessuale per i cadaveri.

– Parzialismo. Attenzione esclusiva per una parte del corpo.

– Zoofilia: attrazione sessuale per gli animali.

– Coprofilia: uso delle feci per l’eccitazione sessuale.

– Urofilia: uso delle urine per l’eccitazione sessuale.

– Clismafilia: uso dei clisteri per l’eccitazione sessuale.

– Gerontofiloia: attrazione sessuale per le persone anziane.

Secondo il DSM IV ogni parafilia deve durare per almeno sei mesi e devono essere presenti fantasie, impulsi sessuali, o comportamenti ricorrenti e sessualmente intensamente eccitanti, che comportino le azioni di cui sopra. Ogni condotta sessuale per essere definita parafiliaca deve causare disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa o di altre aree importanti del funzionamento.

TRATTAMENTO DELLE PARAFILIE

Il trattamento delle parafilie è piuttosto complesso, soprattutto quando il paziente ha già messo in atto processi difensivi in grado di far negare che il comportamento sia patologico. Occorre sempre un’attenta valutazione diagnostico-differenziale soprattutto per escludere altre forme psicopatologiche come il ritardo mentale, disturbi gravi di personalità (in particolare il disturbo borderline) e altre patologie. Una volta valutato il funzionamento globale del paziente, sarà possibile orientarsi verso la forma di intervento, quasi sempre piuttosto lunga e tortuosa, adatta per ogni specifico caso.

 

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