La relazione con un soggetto borderline

disturbo personalitàDisturbo di personalità Borderline

“Non c’é ragione di quanto noi siamo confusi, dubbiosi su noi stessi o ambivalenti nelle nostre interazioni con le altre persone; noi non potremo mai mettere a silenzio quella voce interna che ci dice sempre la verità. A noi non può piacere il suono della verità e noi spesso lo lasciamo mormorare appena al di fuori della nostra consapevolezza, senza fermarci a lungo per ascoltarlo. Ma quando noi gli prestiamo attenzione, esso ci condurrà alla saggezza, al benessere e alla chiarezza. Quella voce è il guardiano della nostra integrità”.

Susan Forward, Ph. D.

Introduzione

Il disturbo borderline è un disturbo di personalità abbastanza diffuso che colpisce circa il 3 per cento della popolazione; il 75 per cento delle persone che ne sono affette sono di sesso femminile. Trattandosi di un disturbo di personalità, le aree più importanti della vita ne sono pesantemente influenzate; infatti è un disturbo di relazione, che impedisce al soggetto di stabilire rapporti di amicizia, affetto o amore stabili nel tempo. Si tratta di persone che trascorrono delle vite in uno stato di estrema confusione ed i rapporti sono destinati a fallire o sono comunque distruttivi per coloro che entrano in intimo contatto con esse. Le persone affette dal disturbo (che qui chiameremo BPD), trascinano gli altri (amici, parenti o sposi che definiremo non-BPD) in un vortice di emotività, situazioni tristi e drammatiche dal quale spesso è difficile uscirne se non con l’aiuto di un esperto. I BPD infatti esibiscono emozioni esagerate, sentimenti intensi che non corrispondono a ciò che provano internamente, drammatizzano ed esagerano molti aspetti della loro vita o i loro sentimenti, proiettano le loro inadempienze sugli altri, sembrano vittime degli altri quando ne sono spesso i carnefici, si comportano in modo diverso nel giro di qualche minuto o ora ed dopo un attento esame che va oltre una pura analisi superficiale, presentano non poche distorsioni di pensiero e comportamenti o pensieri incongrui o assurdi.Il disturbo borderline è un disturbo poco conosciuto nei nostri Centri di Salute Mentale, più spesso sottodiagnosticato o passato come una situazione di disagio familiare, mentre è un vero e proprio disturbo che crea un immenso dolore nei BPD e nei non-BPD. Solo di recente è sorta una attenzione più profonda verso questo disturbo invalidante per il BPD e distruttivo per chi entra in rapporti intimi con il paziente.

Descrizione

La descrizione del disturbo borderline di personalità non è affatto semplice. Trattandosi di un disturbo di personalità spesso grave, le persone che ne sono affette spesso non ne sono a conoscenza e rifiutano di sottoporsi alle cure. Allo stesso modo chi entra in contatto intimo o stretto con una persona affetta da questo disturbo (parenti, amici, genitori, sposi, ecc.) finché non contattano un esperto non hanno la minima idea di ciò che comporta questo disturbo.Conseguentemente a molte persone che leggono queste pagine, l’intera descrizione può far addirittura sorridere per le situazioni che i pazienti borderline sono in grado di creare, oppure il lettore potrà scambiare il disturbo con un semplice stile di vita voluto; purtroppo “borderline” non significa tutto questo, né è riconducibile -come molti “esperti” dicono- ad una sorta di disagio o incomprensione a livello familiare.Informazioni importanti per i visitatori del sito non-BPDLeggendo le descrizioni del disturbo è possibile identificarsi con estrema facilità in alcune situazioni qui di seguito descritte. Il processo di identificazione deriva dal fatto che le persone comuni non affette da alcun disturbo di personalità hanno comunque una loro personalità ed in alcuni momenti difficili della loro vita possono esibire tratti di una o altra personalità.Tenete presente che il disturbo è connotato dalla presenza di cinque o più criteri elencati alla pagina dei criteri diagnostici secondo il DSM IV e che la quantità misurabile degli eventi e la ripetizione pressochè costante di alcuni comportamenti nel tempo distinguono la persona BPD da una persona non affetta da disturbo, anche se questa può presentare alcuni tratti borderline. Ogni disturbo di personalità deve essere diagnosticato solamente da un esperto. Che cosa è un disturbo di personalità Un disturbo di personalità è un disturbo – più o meno grave – nella costituzione del carattere e nelle tendenze del comportamento della persona, che quasi sempre è associato ad una consistente disgregazione sociale e personale. Il disturbo di personalità tende ad apparire nella tarda infanzia o nella adolescenza e continua a manifestarsi nell’età adulta. E’ perciò improbabile che la diagnosi di disturbo di personalità sia appropriata prima dell’età di 16 o 17 anni. Trattandosi di un disturbo di relazione, le principali aree di vita del paziente ne sono pesantemente influenzate, come ad esempio i rapporti interpersonali, amorosi, di amicizia, lavorativi.La vita della persona affetta dal disturbo é destinata a continui fallimenti nelle amicizie, ad amori distuttivi che terminano spesso in modo confuso, conflittuale, sofferto sia per il paziente che per il non-BPD.Una caratteristica dei BPD infatti é quella di stabilire relazioni interpersonali (di amicizia, amore, ecc.) estremamente arbitrarie – dove cioé l’altra persona deve sottostare a regole molto rigide ed inaccettabili, non deve criticare o deve essere a disposizione del BPD in modo pressoché assoluto. Inoltre il BPD -come nel caso dei pazienti affetti da disturbo di personalità assimilabile al gruppo delle personalità drammatiche- attua comportamenti manipolatori per evitare l’abbandono o per attirare l’attenzione o suscitare compassione nel suo “salvatore”.Nota importante: ogni persona affetta da un disturbo di personalità non è inquadrabile in uno schema diagnostico ben preciso, salvo rari casi. Infatti la maggior parte delle persone presentano tratti o caratteristiche (come le persone normali, d’altronde), riconducibili a più tipi di personalità. Quindi il BPD potrebbe essere una persona che presenta forti tratti borderline associati ad esempio a tratti di personalità narcisistica.

BPD e non-BPD: come questi ultimi vengono influenzati dal paziente

Una persona che entra in stretto contatto con un BPD nel corso del tempo è soggetta a svariati comportamenti manipolatori. Normalmente il BPD attua sofisticate tecniche di manipolazione per farsi sostituire e declinare le responsabilità anche minime della vita. Per dirla in breve, come suggerito da un nostro lettore “le persone BPD mettono in mano tua l’intera loro esistenza e poi ti puniscono o incolpano violentemente se qualcosa non va”.

Si tratta di personalità molto complesse che hanno appreso queste tattiche manipolatorie probabilmente addirittura nell’infanzia o gioventù e a lungo andare le mettono in pratica nei confronti delle altre persone in modo ormai automatico senza porsi scrupolo o dubbio alcuno su ciò che stanno facendo.Comprendere il disturbo borderline ed il BPDE’ molto importante capire che le persone borderline, a causa delle tecniche apprese nel passato, si comportano in un certo modo o sono propense alla manipolazione dei non-BPD senza cattiveria o volontà di attuare quanto stanno facendo. La cattiveria, in psicologia, è quell’atto voluto e premeditato attraverso il quale una persona vuol far del male ad un’altra

Sono caratteristiche tipiche dei BPD:

· L’esibizione di automatismi di comportamento simili a qualche situazione che si è già svolta in precedenza, come ad esempio la ripetizione di frasi seducenti, l’utilizzo del proprio stato emotivo, di tecniche di seduzione molto convincenti o nello suscitare la compassione in persone soprattutto dell’altro sesso, ricalcando più o meno consapevolmente un copione (da cui la “recita”, ovvero “personalità drammatica”) già provato e sperimentato con successo nel passato.

· I BPD hanno una forte capacità di comprendere al volo e di capire tra la folla (colleghi di lavoro, situazioni varie) quale è la persona più adatta da “agganciare” e sulla quale far presa emotivamente.

· Stabiliscono relazioni affettive superficiali e fatue, che durano molto poco e tendono a mettersi nelle mani dell’altro per una forte necessità di protezione e bisogno, non perché provano sentimenti elevati (come ad esempio l’amore o l’amicizia in senso lato).

· Tendono ad idealizzare la persona che si occupa di loro: lo status del non-BPD, prima visto come “salvatore” (o coinvolto in una varietà di ruoli: amante, amico, padre sostitutitivo, ecc.) passa da “benefattore” a persona “malvagia” nel giro di breve tempo e nel preciso istante in cui l’altro non presta l’attenzione dovuta ed immediata.

· Hanno una scarsa empatia verso il prossimo – cioé non sono in grado di capire che anche l’altro deve o può esprimere dei bisogni, che può essere impegnato e non dare retta, che può soffrire a causa di problemi personali

· Non riconoscono assolutamente l’esistenza delle altre persone: gli altri vengono visti come soggetti che tendono a riempire la mancanza di autostima del paziente BPD, come “contenitori” dell’autostima: sono le persone che stanno a fianco del BPD a dare un senso alla sua vita.

· Mancando il BPD di una precisa identità personale, esso cerca di trovarla negli altri, nei valori e cose altrui e di conseguenza…

· la tendenza è di ottenere sempre attenzione da loro. Quando viene ottenuta questa attenzione che deve essere continua e costante nel tempo (mentre loro, i BPD non sono in grado di fornirla allo stesso modo) si formano dei rapporti interpersonali molto stretti e regolati esclusivamente da rigide norme imposte dal BPD,come ad esempio…

· il processo di “incapsulamento” dell’altro. Notoriamente il BPD (ed anche le persone normali che sono manipolatrici) si comportano in modo da tentare di isolare la persona con la quale sono in contatto tramite sottili tecniche manipolative. Possono indurre il non-BPD a non credere a ciò che sente da terze persone circa il vissuto del paziente, a non credere a ciò che le viene riferito, fino a minacciare di interrompere la relazione nel caso la “verità” del BPD non venga accettata e così via.

· Il BPD di solito si avvale di menzogne, omissioni nei racconti, mezze verità, ecc. per essere convincente con il non-BPD.

· Il BPD mette nelle mani altrui la propria vita, poi si assume tutti gli onori nel caso qualche risultato venga raggiunto -anche se il merito è attribuibile in larga parte agli altri-(es. promozioni sul lavoro, acquisizione di titoli o diplomi) e non vuole assolutamente mettersi in discussione circa questi fatti.

· Se qualcosa è andato storto, invece, cercherà di attribuire le proprie manchevolezze agli altri ribaltandole sugli altri ed incolpando terze persone dei propri fallimenti.

· Nel momento preciso in cui il BPD perde la fiducia altrui e una relazione interpersonale si rompe, le colpe sono sempre degli altri. Non c’e’ un ragionamento interno da parte del BPD secondo il quale esso può aver sbagliato.

· La paura dell’abbandono (vero o falso che sia) può concretizzarsi nell’automutilazione o in tentativi o minacce di suicidio.

· Tutti questi comportamenti rendono sempre più burrascose le relazioni interpersonali, generano conflitti in luoghi di lavoro, con amici, conoscenti, parenti. Il BPD non viene compreso come elemento disturbato perchè apparentemente ha un comportamento che simula la normalità.

· Il BPD non prova dei veri e propri affetti nei confronti degli altri, anche se li esterna con estrema convinzione: ad esempio un BPD può tenere la foto del proprio non-BPD sul comodino e guardarla la sera, prima di addormentarsi, allo stesso modo con cui un bambino stringe a sè un orsetto di pezza per sentirsi protetto.

· I conflitti portano a grosse sofferenze da parte del BPD: esso sembra sempre incompreso e maltrattato da tutti. Alcuni esperti definiscono questa sofferenza come quella paragonabile ad una scottatura di terzo grado quando noi persone non-BPD abbiamo una semplice scottatura di primo grado.

· Le nuove relazioni stabilite dal BPD vengono create ad arte tramite il lamento, il vittimismo, ecc., per far presa sui nuovi amici o amanti che si ergono ad un ruolo “salvifico” o di difensore, finchè non comprendono per bene la patologia.

· Spesso i BPD che sono dipedenti dai non-BPD, ricorreranno a nuove amicizie o amori per sostituire le persone che se ne vanno. Ricordatevi sempre che il BPD “nel momento in cui il codipendente (non-BPD) se ne va, qualcun altro brillerà davanti ai propri occhi” – voi non-BPD infatti non siete nè utili, unici o indispensabili al BPD – potete essere sostituiti in qualunque momento, nonostante il BPD vi faccia credere che voi siete “i migliori amici, le persone alle quali esso vuole più bene, le più amate e uniche al mondo”.

· Essi accuseranno gli ex-mariti, gli ex-amanti o ex-amici inventando delle false accuse. Il fenomeno è noto negli Stati Uniti ove alcuni bambini affetti da BPD si sono rivolti alle linee di aiuto (come quelle del nostro telefono azzurro) accusando i genitori di abusi mai avvenuti.

· Il BPD nel fenomeno di proiezione potrà accusare il non-BPD di essere affetto da disturbo BPD.

· Il BPD potrà ammettere di essere affetto dal disturbo per suscitare pena e compassione nel non-BPD allo scopo di non farsi abbandonare o per sottomettere il non-BPD alle proprie volontà.

· Dimostrazione di competenza; mancanza di continuità nel tempo- Il BPD non soffre a causa di un disturbo intellettivo, ma emotivo. La dimostrazione circa le proprie competenze (ad esempio sul lavoro, studio ecc.) trae in inganno continuamente gli altri. La persona può cercare di attuare qualcosa solamente per dimostrare agli altri che è sano. Manca però la continuità nel tempo; tutto ciò ha quindi un andamento ciclico.

· A volte il BPD può sovraccaricare un non- BPD di compiti, e quando questi risolve alcuni problemi, poi si offende perchè lo ha fatto; successivamente può cercare di arrangiarsi da solo, con risultati più o meno scarsi, nell’adempimento dei propri doveri, per poi ripetere questo ciclo.

Questi aspetti e comportamenti del BPD possono suscitare molti dubbi in chi non ha mai conosciuto una persona affetta da BPD, o addirittura incredulità. Parlando di persone normali o comunque non-BPD siamo tutti indotti a pensare che una persona di questo tipo non esista e che in essa (anche a causa di un condizionamento di tipo religioso e della negazione della malattia, perpetrata per anni in Italia) esistano tratti normali o meglio “un fondo di bontà” tali da far credere a chiunque che possa esistere un rapporto amoroso o di amicizia. In realtà questi tratti esistono: si nota un periodico riaffiorare di qualche buon sentimento, come ad esempio il fatto che il BPD possa in qualche momento essere generoso, grato, riconoscente, ecc. Purtroppo questi eventi sono scossi continuamente dal disturbo, sono rari e non sono oggettivamente e facilmente valutabili se manipolatori o meno. In realtà nel BPD manca una continuità di sentimento e di affetto tale da far configurare una reale e stabile amicizia o un rapporto amoroso.

Cosa provano i non-BPD a stretto contatto con il disturbato

Le persone non-BPD che entrano in un rapporto di una certa intimità con il BPD, nel corso del tempo proveranno i seguenti sentimenti:

· si sentiranno usati e manipolati;

· saranno costretti a sacrificare i loro bisogni personali in una esistenza dedicata a favore del BPD · non comprenderanno numerose ed assurde situazioni che generano continua tensione emotiva. Ad esempio, una moglie BPD, dopo aver tradito il marito, ha preteso di tornare da lui e ricevere tutta l’attenzione consolatoria e, pur raccontando lo svolgimento di tutti gli avvenimenti, pretendeva che il medesimo non dovesse arrabbiarsi con lei per quanto accaduto. In realtà c’è poco da comprendere o da interpretare: il BPD è una persona purtroppo che non ragiona normalmente, infatti è malata.

· il non-BPD non sa quale sarà il prossimo “pattino da indossare” e se ci sarà o meno “un nuovo scivolone” e quanto gli costerà. Notoriamente i BPD si comportano in modo assurdo, soprattutto nei confronti dei non-BPD coinvolti in relazioni intime, cambiando continuamente idea sulle cose, persone, affetti. Il loro comportamento è imprevedibile e costringe il non-BPD a tentare di calcolare quale sarà la loro prossima mossa e gli effetti che questa avrà su di loro.

· il BPD è un buco nero delle attenzioni e degli affetti. Nulla può colmare questo vuoto. Spesso il BPD ricorre a più non-BPD per compensare la cronica mancanza di affetto o la noia interiore – quindi tendenzialmente ricorre alla manipolazione anche di molti soggetti contemporaneamente per riempire la propria vita o farsi sostituire nell’espletamento di compiti anche facili. Il non-BPD non deve pensare che con il suo affetto potrà guarire il BPD; non serve alcun “orsetto di pezza”; l’unica arma che il non-BPD deve giocare è quella di tentare di indirizzare il BPD da un esperto psicoterapeuta.

· il BPD scarica compiti e responsabilità sugli altri. Il non-BPD si trova investito di alcuni ingrati compiti: accettare in toto e difendere i comportamenti anche assurdi o contraddittori del BPD; alla fine il non-BPD non pensando a sè stesso si sentirà svuotato ed usato.

· Codipendenza – La persona non-BPD è ad elevato rischio di codipendenza. Codipendente è colui che sacrifica i propri bisogni personali nel tentativo di salvare il BPD (oppure chi è affetto da problemi di alcol o abusi alimentari). La codipendenza non è una malattia ma uno stato nel quale viene a trovarsi un non-BPD. Il codipendente non ha la forza di uscire dalla relazione con il BPD, ne viene fortemente influenzato, viene isolato dal contesto sociale. Viene chiuso in cicli assurdi che possono durare per anni: si sente tradito e preso in giro, prova rabbia, poi perdona ed il ciclo riparte. Il BPD normalmente sta fermo ad uno degli angoli di questo triangolo maledetto in attesa che il codipendente ci rientri.

Per maggiori informazioni sulla codipendenza, come uscirne, ecc. chiedi il nostro opuscolo Le personalità drammatiche.Il codipendente è talmente influenzato dal BPD da non rendersi più conto quale sia la realtà delle cose. Più permane nel rapporto abusivo di codipendenza e meno sarà in grado di uscirne e maggiore sarà la sofferenza del non-BPD in caso di uscita. Abbandono, perdono e relazioni amorose o di amicizia intensa con chi è affetto da BPDNotoriamente secondo numerosi esperti, le persone coinvolte in un rapporto intenso con i BPD presentano numerose difficoltà e dubbi per raggiungere ed accettare l’idea di lasciare il BPD. Ad un certo punto, a causa delle frequenti manipolazioni, esse non accettano più la realtà dei fatti, si sentono perse, non hanno più luogo dove andare. Le ferite psicologiche alle quali sono stati sottoposti per così lungo tempo sono tante e sembrano difficili da rimarginarsi.

Il codipendente o il non-BPD può provare i seguenti sentimenti che gli impediscono di allontanarsi dal BPD:

· se cerco di allontanarsi cosa accadrà al BPD?

· quali sono le reazioni del BPD – cercherà di suicidarsi?

· se lo abbandono allora io “sono la persona cattiva” che non ha pensato a lui, quindi ciò che lui afferma è vero.

Ci sono altre e numerose situazioni che potrebbero essere elencate – vediamo di rispondere a questi quesiti principali:

1. il non-BPD (salvo che si tratti dei genitori o parenti) non ha un obbligo “a vita” di assistere un BPD. Se si è sacrificato per un certo periodo di tempo e poi ha compreso la patologia, esso ha diritto a riconquistare la sua vita. Ha già fatto molto e di più non può fare.

2. il non-BPD non è uno psichiatra o un esperto che può aiutare un BPD; non deve giocare a fare lo psicologo. A volte nemmeno gli psicoterapeuti più qualificati lo possono fare: tanti psicoterapeuti non accettano nemmeno i BPD tra i loro clienti ritenendoli purtroppo quasi “una perdita di tempo” o una faccenda troppo complessa da risolvere (infatti anche l’esperto può subire degli stati di manipolazione).

3. l’unica cosa saggia che il non-BPD può fare è di spingere il BPD a curarsi. Nonostante le cure possono esserci dei miglioramenti ma sono pochi i BPD che possono uscire dal loro disturbo.

4. se il non-BPD ha deciso di porre fine ad una relazione (che sicuramente è ad esso nociva) lo deve fare in modo fermo e convinto. Non deve più tornare sulle proprie decisioni, anche se il BPD minaccia il suicidio. Nel caso vi fosse un tentativo o una minaccia, il non-BPD deve ricordarsi che questa eventualità è una conseguenza della malattia e non una propria responsabilità.

5. al mondo non esistono persone “buone” o “cattive”: se il non-BPD decide di porre fine ad una relazione, non è un “cattivo”; se è arrivato a tale punto significa che ha subito tante manipolazioni o situazioni assurde che esso ha pieno diritto a riacquistare il controllo della propria vita.

6. nessuno deve permettere agli altri di controllare gli aspetti della propria vita. Nessuno può cambiare gli altri. Un cambiamento positivo deve partire dal BPD; egli è responsabile della propria malattia e del fatto di volerne uscire, di accettare o meno le cure.

Abbandonare non significa lasciare il soggetto disturbato in situazioni di odio o rabbia. E’ facile provare rancore quando le cose vanno male con le altre persone. L’abbandono è necessario quando noi reclamiamo il diritto di pensare a noi stessi. Lasciamo gli altri con amore, cioè possibilmente senza rabbia, accettando che il BPD spesso si è comportato male con noi senza cattiveria alcuna. Consideriamo il BPD una persona ammalata che noi non possiamo curare. Accettiamo la realtà dei fatti senza farcene una ragione di vita. Riconosciamo che esistono le persone sane e malate. Per un attimo usciamo dal nostro stato di onnipotenza, secondo il quale basta uno schiocco delle nostre dita e il BPD guarirà: tutto ciò è una fantastica idea inutile. Accettiamo anche il fatto che noi non ne usciamo sconfitti e tantomeno sconfitto non è il BPD; è una partita che si chiude alla pari, senza vincitori o perdenti.Dopo l’abbandono il non-BPD o codipendente potrà sentirsi perduto, triste, malinconico, svuotato. Esso dovrà ristabilire le amicizie anche perdute, vivere una vita tutta sua, incrementare i propri hobbies, e solo se non riesce a farlo dovrà rivolgersi ad un esperto per un breve ciclo di psicoterapie allo scopo di “tornare in carreggiata”. Questo senso di malinconia e tristezza è normale ed è causato da un senso di fallimento e di impotenza di fronte al riconoscimento del disturbo BPD. Dopo qualche tempo però – queste testimonianze provengono da internet – anche le persone più scoraggiate hanno riconquistato la loro vita, sono state accettate da persone (amici, amiche) comprensive ed affettuose ed hanno imparato quanto sono validi ed importanti questi nuovi affetti nelle loro vite. Si sentono pieni di gioia ed energia perchè sono usciti da un brutto periodo della loro vita; si sentono pieni di cose positive! 


Articolo tratto da: sospsiche.it 


 

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