Doppia diagnosi – Comorbidità



EPIDEMIOLOGIA DELLA DOPPIA DIAGNOSI

epidemiologiaIl termine doppia diagnosi rimane ad oggi ancora piuttosto ambiguo per la complessità diagnostica dei soggetti che presentano un quadro di questo tipo. Infatti, nella maggior parte dei casi, le due condizioni psicopatologiche di base (quella tossicomanica e quella psichiatrica prevalente) si influenzano reciprocamente e i quadri sintomatologici sono molto variegati.

Tre studi recenti, condotti negli anni ‘90 sulla popolazione generale, hanno permesso di ottenere informazioni più precise sulla doppia diagnosi: sono l’Epidemiological Catchment Area Survey (ECA), il National Longitudinal Comorbidity Survey (NCS) e il National Longitudinal Alcohol Epidemiologic Survey (NLAES). Da essi è risultato che circa 1/5 delle persone che hanno assunto almeno una volta una droga ha poi sviluppato un disturbo da abuso/dipendenza. Inoltre è stata rilevata un’alta associazione tra abuso/dipendenza da droghe e abuso/dipendenza da alcool.

Per quanto riguarda i disturbi di personalità si è riscontrato un elevato livello di comorbidità con il disturbo antisociale di personalità e con quello borderline (v. sezione dedicata); la comorbidità con disturbi psichiatrici è elevata soprattutto per quanto riguarda lo spettro depressivo e fobico. L’elevata comorbidità tra depressione e disturbi da abuso/dipendenza ha confermato l’alta frequenza di associazione tra depressione maggiore e abuso/dipendenza da alcool, cannabis e cocaina.

Un dato riassuntivo dei risultati di questi tre studi è dato dal calcolo comparativo della odds ratio, che esprime la probabilità di un’associazione significativa, non casuale, tra disturbi da assunzione di sostanze ed altri disturbi psichiatrici. La odds ratio è data dal rapporto tra le percentuali di associazione di un disturbo psichiatrico con un disturbo da uso di sostanze nella popolazione generale e la percentuale di incidenza dello stesso disturbo in assenza di un disturbo da uso di sostanze. Lo studio ha rilevato un alto livello di comorbidità tra depressione maggiore e, rispettivamente, disturbi di abuso/dipendenza da alcool e da droghe. Varie ricerche nel settore danno oscillazioni assolutamente variabili delle percentuali di depressi, schizofrenici, soggetti con gravi disturbi della personalità, ecc., così che la presenza di pazienti portatori di doppia diagnosi sembra variare dal 10% al 100% dei soggetti tossicodipendenti. Tra i vari studi, quello dell’ECA ha coinvolto più di 20.000 pazienti reclutati sia nell’ambito della popolazione generale, sia nel contesto dei servizi sanitari e giudiziari. Esso ha messo in rilievo che il 30% dei pazienti psichiatrici aveva un disturbo tossicomanico, mentre oltre il 50% dei pazienti tossicomani aveva sviluppato un disturbo mentale. Ben l’87% dei pazienti con disturbo di personalità aveva una tossicodipendenza. Questi atti dimostrano inconfutabilmente l’elevatissima probabilità che i pazienti psichiatrici hanno di sviluppare tossicodipendenza e, specularmente, l’altrettanto alta probabilità dei pazienti tossicodipendenti di sviluppare un disturbo mentale. Per quanto riguarda la differenza tra i sessi, i maschi presentano percentuali maggiori di disturbi tossicomanici in comorbidità con i disturbi di personalità.

Un’analisi comparativa e globale dei dati pubblicati sulla doppia diagnosi permette di trarre alcune conclusioni:

– sia nella popolazione generale che nelle popolazioni cliniche vi è elevata prevalenza di doppie diagnosi;

– la prevalenza di comorbidità è elevata sia nel caso di prima diagnosi di abuso/dipendenza da sostanze, sia in quello di prima diagnosi di disturbo psichiatrico;

– la morbilità della doppia diagnosi non è casuale e suggerisce uno stretto rapporto tra i due gruppi di disturbi;

– l’associazione diagnostica si riscontra tra qualunque abuso/dipendenza di sostanze e qualunque principale raggruppamento diagnostico psichiatrico ma varia in rapporto al tipo di sostanze ed al tipo di disturbo psichiatrico.


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