Cannabis: leggeri …o svuotati? La scienza documenta i danni impressionanti della droga “leggera”

Danni cervello cannabisMa che male c’è, è roba leggera, naturale. Queste sono convinzioni o quantomeno dei sentori assai comuni sulla cannabis. A dire il contrario si rischia di passare per bacchettoni ed allarmisti o quantomeno impopolari. Si sta parlando molto, spesso a ragione e con le migliori intenzioni, dell’uso terapeutico della cannabis.

Che nulla ha a che fare con un altro aspetto esattamente opposto: la sua assunzione per sballarsi, che invece provoca danni alla salute e al benessere interiore delle persone. Gli spinelli sono gli strumenti di sballo più diffusi nel mondo e in Italia, specialmente tra ragazzi e ragazzini e nei periodi festivi, come capodanno e dintorni. Ma assai spesso sono ritenuti non dannosi. Anzi, pare abbiano un alone gioviale e divertente.

C’È POCO DA RIDERE
La NIDA, l’agenzia che si occupa di tossicodipendenze negli Stati Uniti, ha analizzato i  contenuti di un popolare Twitter pro-marijuana e seguito da circa un milione di utenti, di cui 7 su 10 sotto i 19 anni di età. Viene fuori che solo 10 messaggi su 100 parlava dei comportamenti a rischio associati al consumo di questo stupefacente. Altri due studiosi della Washington University School of Medicine di Saint Louis hanno rilevato che l’82% dei tweet sono favorevoli all’”erba” e solo lo 0,31% contrari, mentre 7l,6% sono neutrali. Quasi 6 messaggi su 10 di quelli pro-marijuana sono percepiti come scherzosi, mentre il 18% ne promuove gli effetti benefici e rilassanti. Sarà proprio così? Solo un frivolo spasso e tutta leggerezza? Davvero fumare l’”erba” o il “fumo” è solo un innocuo relax? No: fumare cannabis ha la sua “pesantezza” sull’organismo, sulla psiche e sulle relazioni. E più il fumatore è giovane e maggiori sono le possibili conseguenze negative.
Non basta saperlo per abbandonare qualcosa che fa male, ma non dirlo o dire il contrario è un inganno che “droga” la realtà delle cose. C’è ancora molto da studiare e chiarire in questo ambito, ma è ormai assodato che la cannabis danneggia la persona. Qui diamo qualche elemento, in particolare traendo informazioni da alcune ricerche rese note negli ultimi mesi e che fa un certo effetto conoscere.

ANCHE SE SALTUARIA, DISTURBA LE EMOZIONI
La scienza ha assodato che fumare abitualmente spinelli intacca il cervello. Ma di solito si crede che fumarsi una canna ogni tanto, a scopo “ricreativo”, non faccia nulla. Invece anche l’uso saltuario altera alcune aree cerebrali. Lo hanno scoperto, su ragazzi tra i 18 e i 25 anni, ricercatori dell’Harvard Medical School e della Northwestern University di Chicago, con un’indagine pubblicata sul Journal of Neuroscience la scorsa primavera. È la prima volta che una ricerca arriva a tale conclusione. Gi scienziati americani hanno osservato, con la risonanza magnetica, che il cervello dei ragazzi che fumavano marijuana almeno una volta alla settimana presentava alterazioni nel nucleus accumbens (che s’ingrandisce) e nell’amigdala (che si deforma), fondamentali zone cerebrali collegate all’emotività, alle motivazioni e alle decisioni. «Hashish e marijuana – spiega Antonio Floriani medico psicoterapeuta, criminologo, Direttore del Centro LiberaMente di Genova – al pari di altre sostanze psicotrope, quali la cocaina e i derivati amfetaminici, gli allucinogeni e anche l’alcol, può condizionare lo sviluppo psico-emozionale con distorsione della personalità, in taluni casi irreversibile». «Certamente l’uso di cannabinoidi in adolescenza diminuisce l’attività sociale, uno dei principali sintomi nei pazienti depressi», dice il rapporto “Cannabis e danni alla salute”, pubblicato nel 2011 dal Dipartimento politiche antidroghe del governo italiano. L’esatto contrario della convivialità che si immagina legata alle canne.

INSTUPIDISCE E CAUSA PARANOIA 
A inizio estate è arrivata la conferma che l’uso di marijuana crea dipendenza e che a rischio sono soprattutto i consumatori abituali e i giovani utilizzatori. Ciò anche per via dell’accresciuta potenza della sostanza (THC). Lo spinello 30 anni fa era molto meno forte e dannoso di quello odierno. Lo hanno spiegato a giugno sul New England Journal of Medicine i ricercatori americani del National Institute on Drug Abuse (NIDA). L’articolo in questione è una meta-analisi, raffronta e sintetizza cioè gli esiti di molte ricerche, e rileva altri esiti di solito ignorati: l’uso di marijuana in adolescenza, quando il cervello è in pieno sviluppo e dunque ancora più vulnerabile, è correlato ad un significativo calo del quoziente intellettivo (IQ) in età adulta. La marijuana può rendere più vulnerabili ad altre dipendenze, tende a rallentare i riflessi e a creare un distacco dalla realtà, perciò rende la guida decisamente più pericolosa. La compromissione della connettività cerebrale si traduce, nella vita quotidiana, in difficoltà di apprendimento, memoria, vigilanza, consapevolezza e capacità di controllo. A luglio, la rivista Schizophrenia Bulletin ha pubblicato uno studio dell’Università di Oxford: i ricercatori inglesi hanno concluso che il delta-(9)-tetracannabinolo (THC) provoca paranoia (diffidenza, sospettosità e pensiero ricorrente che gli altri ci vogliano fare del male) nei soggetti vulnerabili. Giusto un anno prima, uno studio delle università di Montreal e New York su 120 ricerche scientifiche aveva evidenziato che prima si inizia a fumare e tanto peggiore risulta l’impatto negativo sulla salute mentale ed emozionale e sullo sviluppo della persona, amplificando sentimenti negativi e disagi interiori.

RIDUCE LA CREATIVITÀ 
Con le foglie, l’autunno ha iniziato a far cadere anche il luogo comune secondo cui maggiore sballo uguale mente più sciolta e più estro creativo. Pare proprio il contrario. La notizia arriva dal Paese dei celebri coffee-shop, i localetti dove comprare e fumare hashish ed erba in “libertà”, con tanto di menù e listino prezzi a norma di legge. Ad ottobre il magazine scientifico Psychopharmacology ha divulgato i risultati di uno studio dell’Università di Lieden, in Olanda, proprio sugli effetti del THC sulla creatività, intesa come pensiero divergente (la capacità di trovare più soluzioni ad un problema vagamente definito). Risultato: i soggetti esposti ad alta dose di cannabis hanno espresso una significativa riduzione della creatività.

INDEBOLISCE LE DIFESE E IL SESSO
Sempre ad ottobre scorso, il Journal of Leukocyte Biology ha diffuso l’esito di un’altra importante scoperta, stavolta made in Italy: un team dell’Università di Milano ha rilevato che assumere cannabis in adolescenza può danneggiare gravemente lo sviluppo del sistema immunitario, fino a poter causare malattie autoimmuni o infiammatorie croniche in età adulta (ad es., sclerosi multipla, artrite reumatoide, infiammazioni dell’intestino).

RIDUCE LA MATERIA GRIGIA
A novembre, la rivista statunitense Proceedings of the National Academy of Sciences ha reso noto l’esito di un’analisi del Centro di salute del cervello dell’Università del Texas: i consumatori cronici di marijuana avrebbero anomalie in alcune aree del cervello. Per la prima volta questi ricercatori hanno impiegato tre diverse tecniche di risonanza magnetica per studiare il cervello ed hanno visto nei fumatori di erba significative riduzioni della corteccia orbitofrontale, insieme ad una maggiore connettività cerebrale nella stessa area (come risposta per compensare la riduzione della materia grigia), e ad un minore quoziente intellettivo.  «La letteratura esistente nel suo insieme sembra suggerire la presenza di alterazioni nei circuiti cerebrali dell’adulto, dopo un forte consumo di cannabis durante l’adolescenza», si legge nel rapporto “Cannabis e danni alla salute” pubblicato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri italiana. Il dossier menziona anche deficit nell’attenzione sostenuta, nell’apprendimento, nella memoria, nella flessibilità mentale e nella velocità di processamento delle informazioni. È stato da tempo dimostrato che l’uso di cannabis – sottolineano gli autori del rapporto – altera il funzionamento della corteccia prefrontale, dell’ippocampo e del cervelletto. Studi clinici, epidemiologici e di laboratorio da anni evidenziano poi che l’uso regolare di cannabis, in adolescenza e in età adulta, comporta danni seri a carico del sistema respiratorio (bronchite acuta, catarro e tosse cronica) e cardiovascolare.

SESSO & DROGA
L’uso di cannabis incide molto sulle funzioni riproduttive, maschili e femminili. È stato confermato che mette a rischio la fertilità nell’uomo e che altera anche quella femminile e disturba anche il ciclo mestruale e può causare parti prima del tempo. Altre possibili conseguenze sono anche sulla sessualità: pare che provochi disfunzioni erettili, inibisca l’orgasmo. I maschi che fumano spinelli corrono un rischio maggiore di contrarre il tumore ai testicoli. In particolare, in quelli che hanno iniziato a fumare cannabis prima dei 18 anni, anche “solo” una volta a settimana o sporadicamente, si è osservato il rischio doppio di cancro ai testicoli rispetto a chi non aveva mai fumato. Questo il risultato di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle (Washington, USA) e pubblicati sulla rivista scientifica Cancer (Febbraio, 2009). Mentre, se la donna fuma spinelli o prende altre droghe durante la gravidanza, afferma una ricerca della University college London e apparsa a fine ottobre sulla rivista PLoS ONE, il suo bambino potrebbe nascere con difetti cerebrali. Se la donna incinta fuma, il bimbo ne risente, potendo sviluppare disagi nel comportamento e depressione, oltre al maggior rischio di tumore all’apparato respiratorio.

SEMPRE PIÙ POTENTE, FUMATORI CAVIE                
Non c’è più la cannabis di una volta. E non è questione di “sapore”, ma di nocività. La potenza di questo stupefacente pare si sia impennata. Come emerso e scritto, ad es. nel Simposio Internazionale sulla Cannabis del 7/3/2003 a Stoccolma. Dagli anni ’80 ad oggi, secondo alcuni esperti, la concentrazione di THC (il componente psicoattivo) sarebbe aumentata di 4 volte. Di 5 volte, addirittura, rispetto agli anni ’60 secondo uno studio del Coordinamento nazionale politche sulla droga svedese. In Italia, il Laboratorio di Igiene Ambientale e Tossicologia Forense di Venezia ha rilevato significativi aumenti di THC nella cannabis in un solo anno: +24,6% nella cosiddetta “erba”, la marijuana, (dal 7,6% del 2012 al 9,4% del 2013) e quasi il 10% in più nell’hashish, la resina (dall’8,85 al 9,7%). La questione è controversa. La qualità ai fini dello sballo (“potenza”) dipende dalla cura nella coltivazione, dalla varietà delle piante, dagli incroci realizzati nel corso degli anni, se la sostanza è assunta sotto forma di foglie, o come estratto oleoso-resinoso (più forte). Si parla pure di cannabis Ogm potenziata. Nel mondo scientifico, non si esclude poi che venga potenziata con additivi chimici. Il tutto, fuori controllo, coi consumatori a fare da cavie.

* Articolo di Patrizia Santo pubblicato su Acqua&Sapone del 28 novembre 2014 con intervista ad Antonio Floriani

Website Pin Facebook Twitter Myspace Friendfeed Technorati del.icio.us Digg Google StumbleUpon Premium Responsive