Giovani e sballo: si torna a parlare di morti per droga

Cliccate sul video per vedere l’intervista ad Antonio Floriani all’interno di SkyTG24 del 10.08.2015

 

Articolo di Antonio Floriani*

Come ogni estate quando i giovani si riversano nei locali notturni dei litorali italiani, si torna inesorabilmente a parlare di sballo, droga e morti.

Due i giovani che a distanza di 20 giorni uno dall’altro sono andati incontro alla morte durante una serata in discoteca.

Se il numero dei decessi per colpa della droga in Italia è diminuito negli ultimi dieci anni, non lo è quello delle persone che consumano sostanze. Gli anni ’80 del secolo scorso sono stati caratterizzati dal dilagare dell’eroina, dalle morti per overdose e per AIDS e ciò ha condizionato fortemente le generazioni di allora e quella degli adolescenti attuali.

Chi fa uso di droghe oggi non si buca più. Pensa che i problemi a cui andavano incontro i tossicodipendenti di quegli anni, apparentemente così lontani, così diversi da loro, fossero dovuti più alla modalità cruenta, ovvero al buco, che alla sostanza che veniva assunta.

Purtroppo oggi si parla di droga solo quando ci sono giovani che muoiono durante una serata in discoteca, ma in realtà droga ce n’è, ne gira tanta, tantissima, ovunque. Ne fanno uso giovani e meno giovani perché si è andati incontro ad un pericolosissimo processo di normalizzazione dell’uso di sostanze (“lo fanno tutti“) che ne favorisce la diffusione abbassando la percezione dei rischi.

Così dilagano cocaina e crack che il mercato propone già pronta all’uso, “basata”; ma anche l’ecstasy, i catinoni e molte sintetiche sorelle strette dell’MDMA, per non parlare della cannabis sintetica, di quella chimicata o ancora OGM ad altissimo contenuto di THC e tagliata con altre droghe (eroina), con farmaci (metadone) o con sostanze tossiche ad elevata pericolosità. E poi ci sono i mix; alcune dosi vengono spacciate per una droga ma in realtà sono un insieme non ben definito – né definibile – di sostanze psicoattive.

L’eroina sta tornando, fumata con le stagnole, spesso come downer della cocaina, per modularne gli effetti dopo magari averli esaltati con l’alcol (sì, perché il cocaetilene non lo vendono “in piazza” ma si crea nell’organismo!). Alcol, coca, fumo, roba: si parte la serata con una, si finisce con tutte. E ti ritrovi uno straccio; poco alla volta – senza accorgertene – insieme alle paranoie, agli stati d’ansia, all’insonnia, si accumulano danni, sofferenza, solitudine che per colmare riempi ancora: con le sostanze.

Le droghe sono un serbatoio emozionale in cui chi le consuma si illude di andare ad attingere sensazioni piacevoli allontanando quelle sgradevoli, considerate intollerabili. Ma la droga è per definizione illusione; la droga non si gestisce, a differenza di come molti giovani consumatori pensano. Sono piuttosto le sostane che prima illudono e poi si impossessano della volontà delle persone facendole diventare schiave o andando a destabilizzare la capacità di pensiero, di ragionamento, gli equilibri emozionali, allontanandoli dalla quotidianità, dal mondo reale. Molti giovani consumatori pensano che farsi un tiro di cocaina ogni tanto non possa provocare danni o indurre dipendenza, ma l’esperienza come professionisti di questo settore ci dice esattamente il contrario.

C’è bisogno di interventi tra i giovani, nelle scuole, nei luoghi di aggregazione, dove si spieghino le conseguenze del consumo di sostanze (alcol e droghe). L’uso di droghe sta dilagando: diminuiscono le morti ma aumentano le forme di disagio psicologico e i disturbi psichiatrici. Usare droghe  non significa solo rischiare la morte, evento considerato raro e pertanto improbabile da parte di chi ne fa uso, ma significa danni sul sistema nervoso con lesioni spesso permanenti o parzialmente reversibili, con lo sconvolgimento della neurobiochimica cerebrale, l’insorgenza di disturbi psichici oppure, “se c’è andata bene“, con ricadute sulla propria vita di relazione, lavorativa, affettiva, sulla capacità di autonomia e di controllo delle proprie emozioni, dove ci vorrà un lungo tempo di pulizia – se fortunati – e un lavoro mirato, per risistemare tutto quanto dopo la distruzione.

I genitori, i parenti, gli amici di persone che hanno problemi con le sostanze mi chiedono spesso dove sta la soluzione; così nelle interviste quando succedono drammatici fatti di cronaca: tutti cercano risposte. Cosa direi? Di non aver paura a chiedere aiuto, di non temere il cambiamento, perché una vita senza droghe, senza dipendenze è senz’altro una vita migliore.


* Antonio Floriani è medico psicoterapeuta, criminologo, mediatore familiare, Direttore del Centro LiberaMente di Genova. Esperto in dipendenze e comportamenti d’abuso, lavora da molti anni, a diversi livelli, nel settore. Per informazioni o per fissare un appuntamento, contattate il Centro LiberaMente ai recapiti che trovate cliccando qui o scrivete all’indirizzo antonio.floriani@centroliberamente.it

Website Pin Facebook Twitter Myspace Friendfeed Technorati del.icio.us Digg Google StumbleUpon Premium Responsive